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Newsletter "Ricerca e nutrizione" - 2|2013 (Marzo-Aprile)

Aggiornamenti per i consumatori e gli operatori del settore

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Questa newsletter è pubblicata dal Gruppo 'Nutrizione e Salute' dell'"Istituto per la Salute e la Protezione dei Consumatori" del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea. Grazie a una rassegna delle principali riviste nel settore medico e della nutrizione, selezioniamo le informazioni sui dibattiti in corso. Buona lettura!


    INDICE

NOTIZIE


OPINIONI



    NEWS


    L'importanza della nutrizione in cifre

    La maggior parte di noi evita di pensare alle malattie e alla morte. Tuttavia, conoscendo, quantificando e confrontando i dati relativi alla mortalità, alla disabilità e ai fattori di rischio a livello mondiale, è possibile orientare gli interventi nel campo della salute, per prevenire patologie e infermità, o limitare e prevederne le conseguenze. Questo è appunto lo scopo della ricerca intitolata 'Global Burden of Disease 2010', ovvero l'impatto delle patologie in termini di mortalità e disabilità a livello mondiale) (1). Si tratta di uno studio di grandi proporzioni che ha coinvolto 486 scienziati di 302 istituzioni in 50 paesi, per tracciare una mappa della salute e delle malattie a livello mondiale (la relativa serie di articoli è pubblicata qui). I risultati possono essere interpretati in vari modi: il bicchiere può essere visto come mezzo pieno o mezzo vuoto. La buona notizia è che le malattie infettive (a parte l'HIV/AIDS), le malattie legate alla maternità e quelle infantili e la malnutrizione sono ora responsabili di un numero di decessi molto minore rispetto a vent'anni fa. Malgrado queste malattie continuino a provocare decessi e restino una voce importante negli interventi pubblici, le principali cause di mortalità e disabilità sono ora le malattie non trasmissibili - quali le malattie cardio- e cerebrovascolari, che rappresentano il fattore principale. La malattia a più veloce diffusione è il diabete, che approssimativamente è ora causa di un numero di decessi doppio rispetto a quello del 1990. Se leggete regolarmente questa newsletter, il fatto non vi sorprenderà. In cima alla classifica dei fattori di rischio relativi ai casi di morte e disabilità valutati in questo studio stanno ovviamente fattori relativi alla dieta. 

    tabella

    La tabella qui a sinistra dettaglia i principali 20 fattori di rischio e l'incidenza delle malattie cui sono associati (per una visualizzazione interattiva dei risultati, cliccare su questo link). 

    Tabella: Impatto delle patologie in termini di mortalità e disabilità a livello mondiale ("burden of disease") attribuibile ai 20 principali fattori di rischio nel 2010, espressi come percentuale del totale degli anni persi da uomini e donne a causa di disabilità ("anni di attesa di vita corretta per disabilità" **  - in inglese DALYs, disability-adjusted life year(s)). Riprodotto da The Lancet, 380, 9859, 2013, pp. 2224–2260 (1) per cortese autorizzazione di Elsevier.

    Quindici fattori su venti della serie sono direttamente o indirettamente legati alla nutrizione e all'attività fisica. Anche in questo caso il bicchiere si può vedere come mezzo pieno o mezzo vuoto. I responsabili della sanità potranno usare questi dati per orientare correttamente le iniziative future.  E anche ciascuno di noi può agire a livello individuale, perché questi fattori sono in larga misura suscettibili di prevenzione. Modificare i comportamenti collettivi non è facile, ma un piccolo passo alla portata di ciascuno può avere molti effetti... fino a modificare le cifre collettive. (SC)

    1. Studio sul'impatto delle patologie in termini di mortalità e disabilità a livello mondiale 2010

     

     

    Economia della nutrizione: cosa vuol dire?

    La nutrizione svolge un ruolo ben preciso sulla salute di ogni individuo. In caso di dubbi, leggete l'articolo qui sopra. Però, mentre la relazione tra nutrizione e salute è oggetto di studio da più di due secoli, soltanto negli ultimi vent'anni è emerso un nuovo approccio che collega la nutrizione all'efficienza dell'allocazione delle risorse in campo sanitario*. I costi dell'assistenza sanitaria stanno aumentando vertiginosamente: per tale motivo, i decisori politici nel settore sanitario si sono concentrati su un nuovo approccio nel settore della nutrizione, denominato 'economia della nutrizione'(1).
    Questa branca dell'economia della salute è stata definita nel 2010 "una disciplina dedicata alla ricerca e alla determinazione dei risultati economici e sanitari della nutrizione nella prospettiva di un vantaggio a livello della società nel suo complesso"(2). Ciò significa che una dieta appropriata non migliorerà solo la salute di un certo corpo sociale, ma contribuirà anche a ridurre i costi sanitari e a migliorare la qualità della vita. Per chiarire il concetto, prendiamo ad esempio un caso concreto e recente di analisi di economia della nutrizione. Lotters e la sua équipe hanno effettuato una stima dell'impatto di un aumento dei consumi di latticini (latte scremato, yogurt, formaggi freschi e stagionati) quale fonte di calcio ai fini della riduzione delle fratture dell'anca derivanti dall'osteoporosi in Francia, Paesi Bassi e Svezia (3). Gli autori hanno calcolato il numero di fratture dell'anca che avrebbero potuto essere prevenute con un aumento dell consumo di latticini, per garantire un apporto di 1300 mg di calcio al giorno (come raccomandato dall'International Osteoporosis Foundation (4)) in una popolazione di donne e uomini di età superiore ai 50 anni. Successivamente, hanno calcolato i costi che avrebbero potuto essere evitati riducendo in tal modo il numero di fratture, e il numero di DALYs ** ('anni di vita persi a causa della malattia') per la totalità delle vite del gruppo di pazienti esaminato. Il modello indica che in Francia, ad esempio, un aumento del consumo di latticini inteso a raggiungere il livello di apporto di calcio raccomandato potrebbe prevenire 2.023 casi di frattura dell'anca. Ciò significa 3 anni di vita in più senza disabilità per ciascun individuo, e un risparmio in termini di costi sanitari di 6 milioni di euro. Ulteriori studi analoghi a questo potranno contribuire a valutare le conseguenze di specifici modelli dietetici non soltanto sulla salute, ma anche a livello economico e sociale - e si tratta di indicatori importanti per le politiche sanitarie in atto. (CMS)

    *"Allocazione delle risorse in campo sanitario" si riferisce alle modalità in cui i decisori politici scelgono di investire il limitato budget disponibile per la sanità.

    **Con DALY (Disability-adjusted life year, in italiano 'anni di attesa di vita corretta per disabilità') si intende una misura della gravità globale di una malattia, espressa come il numero di anni persi a causa della malattia, per disabilità o per morte prematura.

    saltAncora una volta il sale ha fatto notizia. Tre recenti articoli hanno avanzato l'ipotesi che il sale sia implicato nello sviluppo delle malattie autoimmuni* (1, 2, 3). Due degli studi collocano il sale in un percorso che stimola la produzione di un particolare tipo di cellule di risposta immunitaria denominate TH17**. Queste cellule sono state collegate alla patogenesi di alcune malattie autoimmuni. In effetti, gli studi mostrano che nei topi, una dieta ad elevato tenore di sale accelera la progressione di una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla (2, 3). Non è chiaro se questi risultati possano applicarsi anche alle forme della malattia nell'uomo o ad altri tipi di malattia autoimmune. Comunque l'ipotesi merita di essere analizzata con ulteriori studi, dato che gli ultimi cinquant'anni hanno visto un aumento dell'incidenza di questo tipo di patologie (3).  Alla luce della correlazione tra assunzione di sale e pressione sanguigna, e malattie cardiovascolari ed elevato tenore di sale nella dieta nella maggior parte dei paesi a sviluppo avanzato, molti paesi hanno iniziato a reagire promuovendo o progettando iniziative per ridurre l'assunzione di sale (4, 5). In Europa, l'iniziativa per la riduzione dell'assunzione di sale è stata una dei risultati più importanti della "Strategia per l'Europa in relativa ai problemi sanitari legati alla nutrizione, al sovrappeso e all'obesità" (6); e ricerche quali quelle citate evidenziano l'importanza di tali iniziative.  (SE)

    *Malattie in cui il sistema immunitario di un organismo attacca i tessuti dell'organismo stesso (ad es. il diabete di tipo 1 o la sclerosi multipla).

    ** Cellule sanguigne di risposta immunitaria che producono una proteina infiammatoria denominata interleuchina-17 e che contribuiscono all'eliminazione dei fattori patogeni extracellulari.

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    Ingredienti per invecchiare bene e in buona salute 

    Negli ultimi 150 anni si è registrato un incremento dell'aspettativa di vita (1), a causa di fattori quali una migliore assistenza sanitaria e un incremento del livello di vita, dovuto a rapidi sviluppi economici e sociali. Nei prossimi cinque anni, si stima che a livello globale il numero di adulti di più di 65 anni supererà quello dei bambini di età inferiore a 5 anni (2).

    "Con l'età, la salute fisica e mentale tende a deteriorarsi e aumenta il rischio di malattie croniche (ad es. patologie cardiovascolari, diabete, cancro). Con ogni probabilità, questi problemi legati all'età potranno influire sulla qualità della vita degli individui negli anni a venire, e potranno esercitare un impatto sulle infrastutture sanitarie e assistenziali.

    Ovviamente è estremamente positivo che si viva più a lungo, ma l'invecchiamento presenta inevitabilmente alcuni problemi. Con l'età, la salute fisica e mentale tendono a deteriorarsi e aumenta il rischio di malattie croniche (ad es. patologie cardiovascolari, diabete, cancro). Con ogni probabilità, questi problemi legati all'età potranno influire sulla qualità della vita degli individui negli anni a venire, e potranno esercitare un impatto sulle infrastutture sanitarie e assistenziali. A livello di EU-27, la popolazione di più di 65 anni ammonta a 87 milioni, equivalente a circa il 17% della popolazione (3);  la cifra è destinata ad aumentare, in particolare la percentuale di adulti di più di 80 anni (4). Di conseguenza, in Europa e a livello mondiale si sono rapidamente avviate iniziative intese ad incoraggiare un invecchiamento attivo e in buona salute. Nel 2012 la Commissione europea ha promosso l'"Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni"; grazie all'iniziativa denominata "Partnership europea per l'innovazione sul tema 'Invecchiare rimanendo attivi e in buona salute'" si propone di aumentare di due anni la vita media in buona salute degli europei entro il 2020 (5). A livello globale, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha scelto di dedicare la giornata mondiale della salute 2012 al tema 'Invecchiamento e Salute". Grazie a queste iniziative, si è iniziato ad attirare l'attenzione sulle problematiche associate all'invecchiamento, a promuovere campagne di informazione per un invecchiamento attivo, e a far pressione sulle autorità sanitarie perchè promuovano piani intesi ad affrontare l'invecchiamento della popolazione (2, 6).

    "D'altra parte, si è dimostrato che lo stile di vita e i fattori ambientali, in particolare la dieta, sono fattori determinanti per un buon invecchiamento."

    I geni svolgono un ruolo importante ai fini di un invecchiamento corretto, ma gli studi effettuati sui gemelli indicano che la percentuale in cui la longevità può essere attribuita a fattori ereditari è molto bassa: non supera il 25% (7, 8, 9). D'altra parte, si è dimostrato che lo stile di vita e i fattori ambientali, in particolare la dieta, sono fattori determinanti per un invecchiamento corretto. Analogamente al resto della popolazione, gli adulti più anziani dovrebbero seguire una dieta bilanciata e praticare un'attività fisica. Però, dati i mutamenti fisiologici dovuti all'età, i più anziani necessitano di alcuni fattori nutritivi speciali oltre a quelli appropriati alla popolazione adulta in generale. Non è facile trovare raccomandazioni od orientamenti specifici per gli anziani nell'Unione europea. Negli Stati Uniti, la versione 2010 delle "Linee guida dietetiche per gli americani" ("Dietary Guidelines for Americans 2010") contiene raccomandazioni generali in materia di dieta, come pure raccomandazioni relative a specifici fattori nutritivi per gli adulti di più di 51 anni, compresa la riduzione dell'apporto di sodio e l'aumento dell'apporto di vitamina D e B12 * (10). L'elevata assunzione di sodio è legata all'aumento della pressione sanguigna; pertanto, la riduzione dell'apporto di sodio può ridurre il rischio di patologie cardiovascolari, come l'infarto (11) (per maggiori dettagli, si vedano i nostri articoli dedicati a sale e malattie autoimmuni sale (NRH 1/2010, in inglese) ).

    tabella 2 finaleLa vitamina D svolge un ruolo importante nell'assunzione del calcio ed è vitale per la salute delle ossa. La carenza di vitamina D è un importante fattore di rischio associato a patologie quali l'osteoporosi, che può condurre a fratture dell'anca e a cadute, frequenti nei più anziani. La fonte primaria di vitamina D è la luce solare; dato però che i più anziani hanno una capacità ridotta di assorbimento della vitamina D attraverso la pelle, è per loro necessario un apporto di vitamina D nella dieta grazie a cibi quali pesce, carne, latticini, uova e margarine con aggiunta di vitamina D (4). La vitamina B12 esercita un'importante funzione sul cervello e sul sistema nervoso, insieme alle altre due vitamine B - B6 e B9 (acido folico). Anche se la ricerca su queste vitamine in relazione all'invecchiamento è soltanto agli inizi, alcuni studi indicano che un basso livello di concentrazione plasmatica di vitamina B12 può essere associato alla malattia di Alzheimer e ad una moderata riduzione della capacità cognitiva (12). 


    La tabella qui a destra evidenzia le fonti dietetiche di alcuni importanti fattori nutritivi necessari per i più anziani.

    "e un modello dietetico che include elevati apporti di verdura, frutta, cereali integrali, pollame, pesce e latticini scremati può essere associato ad una più corretta situazione nutrizionale e ad una migliore qualità della vita e dell'aspettativa di vita negli adulti più anziani (15)."

    Il segreto per invecchiare in buona salute consiste nel mantenere una dieta bilanciata con una grande varietà di cibi, prestando particolare attenzione a determinati fattori nutritivi (vitamine D, B12, B6 e B9), per evitarne la carenza. Attualmente, il numero di studi su larga scala che mettono in relazione il consumo alimentare e i risultati a livello di salute nei più anziani è molto limitato. I risultati sono però finora incoraggianti, in quanto forniscono nuove prospettive sull'importanza della dieta ai fini di un invecchiamento corretto e in buona salute. Ad esempio, si è riscontrato che un elevato consumo di frutta e verdura pprotegge il sistema osseo dei maschi più anziani (13); coloro che seguono maggiormente i modelli di dieta mediterranea** mostrano una mortalità inferiore dopo un periodo di controllo di 7,4 anni (14); e un modello dietetico che include elevati apporti di verdura, frutta, cereali integrali, pollame, pesce e latticini scremati può essere associato ad una più corretta situazione nutrizionale e ad una migliore qualità della vita e dell'aspettativa di vita negli adulti più anziani (15). Numerose rassegna hanno inoltre evidenziato i potenziali effetti protettivi sulla salute cognitiva (in rapporto al rischio di demenza vascolare e malattia di Alzheimer (16, 17) del consumo di pesce e di alimenti ad alto contenuto di antiossidanti (vitamina C e vitamina E) come pure delle vitamine del complesso B.

In conclusione, non è possibile negare l'importanza della nutrizione per un invecchiamento in buona salute e per la prevenzione delle patologie croniche legate all'età. Le possibilità di invecchiare correttamente e in buona salute sono evidenti, ma c'è ancora molto da fare. In primo luogo, è necessario un maggior numero di ricerche, che ad esempio mettano in relazione gli interventi sugli stili di vita (quali cambiamenti della dieta dei più anziani) con effetti quali la prevenzione o la posticipazione di condizioni patologiche legate all'età (18). In secondo luogo, è necessario definire una serie di raccomandazioni specifiche in materia dietetica, facili da seguire da parte dei più anziani nell'Unione europea. Da ultimo, come recita il proverbio, prevenire è meglio che curare: tutti abbiamo un ruolo da svolgere in futuro e non è mai troppo tardi per iniziare una dieta con apporti nutrizionali equilibrati. Questo passo è importante per poter invecchiare bene e in salute! (TNM)